Castello di Donnafugata
Una gita tra gli sfarzi del lusso,
i dolori della vita, i vizi di una famiglia dell’aristocrazia siciliana del tardo 800.

Percorrendo un breve tratto di strada nella più tipica campagna ragusana che scende pigramente verso il mare, accompagnati dai muretti a secco, dagli alberi di ulivo e di carrubbo e da gruppetti di mucche e di pecore lasciate libere al pascolo, arriviamo a questa splendida dimora.

Il suo nucleo originario risale al XIV secolo, quando era costituita da una semplice casina e una torre di avvistamento. Nel 1860 il Barone Corrado Arezzo, senatore del Regno, dopo una estesa ristrutturazione la trasformò nelle sue forme attuali.

Una volta arrivati si resta incantati per la sua bellezza e per i panorami che da essa si godono.

L’atmosfera che si respira è davvero particolare, fantastica e familiare allo stesso tempo: il castello sembra sospeso nello spazio e nel tempo, tra una residenza di letterati e una maestosa tenuta aristocratica.

Un’ampia scalinata ci fa accedere al primo piano del castello, i piani in totale sono tre e le stanze 122 di cui una ventina visitabili.

Entrando nella sala degli specchi per un momento mi viene in mente la reggia di Versailles, ed è facile rivivere quelle atmosfere di altri tempi, valzer, quadriglie, abiti ottocenteschi e buffet imperiali, un respiro gattopardiano meraviglioso!

Passeggiando per le varie stanze si ripensa agli ultimi anni di quell’aristocrazia siciliana, tessera importante del grande mosaico del passato di questa terra.

Letture e concerti, donne intente al ricamo, riunioni politiche, accordi diplomatici intorno al tavolo da biliardo e nella biblioteca del barone. Il mobilio è ancora quello originale, le tende ricamate, diversi e rarissimi pianoforti, l’originale letto del Vescovo in bronzo e tartaruga, testimone degli stretti rapporti tra nobiltà e clero, le carte da parati con quei magnifici effetti trompe-l’œil e i 750 blasoni di tutte le famiglie nobili siciliane.

Ma il Barone oltre ad essere uomo di grande cultura e intelligenza aveva un gusto vivace e burlone ed è proprio il bellissimo parco del castello che rispecchia in pieno la sua scherzosa ed eclettica personalità.

Tra alberi e arbusti molto rari, fece costruire diversi scherzi per rallegrare i suoi ospiti, come un irrigatore posto in un sedile che entrava in azione non appena ci si sedeva bagnando i malcapitati oppure la finta Cappella dove appena entrati si veniva abbracciati da un automa vestito da monaco che compariva dal nulla, le finte bare e il particolarissimo labirinto chiuso da alti muri di pietra bianca un tempo ricoperti da rigogliose e profumate rose rampicanti. Perdersi li dentro è un’esperienza da fare e non vi svelerò nulla volutamente.  

Per finire visitiamo la splendida terrazza e la torretta, oltre che godere di uno splendido panorama della campagna sottostante sino al mar Mediterraneo, possiamo ricordare alcune scene della fiction Il Commissario Montalbano, nello specifico “La gita a Tindari”, in cui avvengono i dialoghi tra il commissario ed il boss mafioso Balduccio Sinagra.

Insomma, oltre a queste cose, ci sono molti altri particolari e curiosità che renderanno la visita decisamente interessante anche per scoprire e ripassare la storia di questi luoghi. Abbiamo finito la nostra visita che, ormai, era ora di pranzo, potevamo decidere se rimanere sul posto e godere di un pranzo tradizionale o spostarci di qualche km per raggiungere un caseificio con allevamento di bufale a vista e sala degustazione. La scelta non era facile ma alla fine abbiamo deciso di calarci oltre che con la vista anche con il gusto e soprattutto con l’olfatto nella campagna iblea.

Guide Turistiche


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